Cucino taieddhre, preparo taralli con avanzi di
pasta madre, termino i pasti con il caffè leccese e un'intorchiata. Tutto
questo per far finta di essere in Puglia. È più o meno 7 anni che vorrei
trascorrerci le vacanze e per la precisione da quando vedo arrivare a casa dei
miei suoceri cassette piene di frutta e verdura, taralli, dolcetti e marmellate
che vanno letteralmente a ruba. Le foto di una vacanza di Marta in Salento e i
miei cinque giorni a Lecce per una conferenza mi hanno dato il colpo di grazia
definitivo. Così ogni anno all’approssimarsi dell’estate, con fare disinvolto,
butto lì la mia idea di vacanza e il mio itinerario ideale: visitina del paese
della suocera, un po’ di mare, buon cibo, sagre di paese e qualche notte della
taranta. Così potrei addirittura mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti
al corso di balli popolari, seguito ormai secoli fa. Anche le scuse però non
cambiano mai: il viaggio è troppo lungo, quest’anno di vacanze proprio non se
ne parla e così via. Io però, continuo ad immaginarmi in viaggio verso sud, su
spiagge caraibiche e (ovviamente) anche a tavola ad assaggiare la taieddhra
riso patate e cozze.
La ricetta dell’MTC di questo mese quindi, come
avrete ben capito, non ha fatto altro che aumentare la mia curiosità verso
questa terra. Ho raccolto subito la sfida di Christian, preparando una taieddhra
tradizionale, visto che non l’avevo mai mangiata. Volendo seguire alla lettera
la sua preparazione ho anche cercato di aprire le cozze da crude, in modo da
recuperare la loro acqua. Le cozze però, sono una delle poche cose (se non
l’unica!) che non amo particolarmente e alla fine hanno vinto loro. Dopo le prime,
guardando il sacchetto ancora pieno, mi sono arresa e le ho aperte in maniera
tradizionale.






