giovedì 17 aprile 2014

Soda bread


Da qualche giorno a casa nostra abbiamo un nuovo inquilino piccolo, verde e leggermente profumato. Un alberello che ci approvvigionerà di lime per i  nostri cocktails casalinghi.
Tutto merito di due amici che sono venuti a cena domenica sera. Loro hanno il pollice verde(e un sacco di belle piante in giardino), vediamo se con questo regalo riusciranno a trasmetterne un po’ anche a me, che faccio morire qualsiasi cosa. Hanno pensato all'estate, mentre io ho proposto un menù ancora invernale. Il tempo però non era dei migliori, così nessuno si è tirato indietro di fronte allo spezzatino alla guinness. Ad accompagnarlo ho preparato l’irish soda bread seguendo la ricetta di Paul Hollywood, testata in precedenza dalle ragazze dello Starbooks, nello specifico da Cristina. Il risultato mi ha piacevolmente sorpreso; i lievitati non sono il mio forte ma questa ricetta è a prova di incapaci come me. Con questa ricetta tratta dal libro “Bread” sono riuscita a rifarmi di tutti i fallimenti con il lievito madre, anche se ho un po’ barato visto che il soda bread è uno dei pani più veloci e facili con cui cimentarsi. Si tratta di una ricetta tipica irlandese, dove l’agente lievitante è il bicarbonato di sodio, come anticipa il nome stesso. L’utilizzo del latticello che ha un carattere acido, insieme al bicarbonato di sodio, porta alla formazione di anidride carbonica che permette la lievitazione dell’impasto. Il latticello si può trovare nei negozi biologici come il NaturaSi oppure si può preparare a partire dalla panna come avevamo spiegato qui. In alternativa è possibile sostituirlo con il latte e lo yogurt. Il pane al suo interno mostra un'alveolatura compatta, ha una consistenza morbida e un profumo particolare dato dal latticello.



martedì 15 aprile 2014

Bocconcini di agnello con carciofi, piselli e fave


Ci dicono che siamo diventate delle vip, ma in realtà di vip in famiglia ce n’è uno solo: il fratello minore. Introvabile e sempre di corsa, è quasi un miracolo riuscire ad intercettarlo. Viaggia sempre con la tastiera in spalla e si destreggia tra prove e progetti musicali vari. Ha un'agenda fitta di impegni da qui al 2016, tanto che per assicurarmi di trovarlo a cena a casa, lo devo chiamare con una settimana di anticipo. Questo fine settimana ho provato a mettere in pratica una tattica diversa: l'invito a pranzo. Ho tentato di prenderlo per la gola, promettendo di preparare un piatto ricco, dai sapori primaverili. Di solito, la tattica funziona. Di solito, tranne questa volta. Il "vip" di casa nostra mi ha dato buca all'ultimo minuto e non mi è rimasto che fargli recapitare ciò che inevitabilmente era avanzato. La ricetta che avevo preparato per l’occasione (sfumata) era in tema con il periodo pasquale, piuttosto tradizionale e adatta ai giorni di festa. Solitamente a casa nostra l’agnello viene accompagnato ai soli carciofi o ai piselli, mentre questa ricetta tratta da “Le ricette d’oro delle migliori osterie e trattorie del mangiarozzo” di Carlo Cambi prevede l’utilizzo di entrambi con l’aggiunta delle fave. Andrebbero usati i piselli freschi, ma non ne avevo trovati degni di nota e così ho utilizzato quelli surgelati.    


giovedì 10 aprile 2014

Chokladboll


Ancora delle pallette, stavolta dolci, per soddisfare la famosa "voglia di qualcosa di buono". Spesso infatti, vengo amorevolmente rimproverata della mancanza di un qualcosa di dolce con cui terminare la cena; con queste sono riuscita a rimediare. Semplici e  veloci si prestano molto bene all’improvvisazione.
Questi dolcetti originari della Svezia, hanno cambiato nome nel corso degli anni. Il nome originale "negerboll", si traduceva letteralmente in “negro” e non era considerato molto politically correct. Questo ha fatto sì che il loro nome venisse modificato in chokladboll o in delicatoboll. In qualsiasi modo li vogliate chiamare, provateli perché uno tirerà l’altro e li finirete con la stessa velocità con la quale li avrete preparati.  
La ricetta originale prevede una copertura con il cocco grattugiato oppure con della granella di zucchero. Noi non avevamo nell’uno nell’altro e così abbiamo ripiegato, se così si può dire, sul cacao in polvere.
In inverno potete aggiungere anche un po' di succo di arancia, con il caffè e il cacao starà sicuramente bene.


domenica 6 aprile 2014

Livorno e il 5e5


Livorno per me è una città raccontata attraverso gli occhi di due ragazzetti degli anni sessanta: cose del passato, luoghi che raccontano più di quello che ti aspetti e spazi un tempo enormi che ormai non lo sono più (o che forse non lo sono mai stati). Livorno racchiude in sé qualcosa di mitico e visitarla con i due ragazzetti ormai cresciuti, diventa ogni volta un pellegrinaggio. Si susseguono veloci i racconti sui pancaldi , sulle estati al bagno dei carabinieri e sulla casa di via del Mandorlo. Al centro dei ricordi c’è sempre Livorno, una città portuale, schietta e ruvida come i suoi marinai, affascinante nella sua decadenza. Da Livorno ci si aspetta una cucina semplice, di mare, dai sapori decisi. Tanti sono i piatti di pesce come il famoso cacciucco, le triglie e il baccalà alla livornese. Nella tradizione livornese non poteva mancare il cibo da strada. Il 5e5 è un panino farcito con la torta di ceci, conosciuta in altre zone con il nome di farinata di ceci o cecina. Il nome con cui viene chiamato questo panino risale alla metà del ‘900 quando era uso comune chiedere ai cosiddetti “tortai”, cinque lire di torta di ceci e cinque lire di pane, da qui l’abbreviazione 5e5. Per la preparazione di questo panino solitamente vengono utilizzati lo sfilatino chiamato “francesino” oppure la focaccia tonda. Nel mezzo alle due fette di pane si trova la torta di ceci, fatta con farina di ceci e pochi altri ingredienti, cotta nel forno a legna e spolverizzata con abbondante pepe. Esistono molte varianti del classico 5e5, come quella che prevede l’aggiunta delle melanzane sotto pesto.


Appena abbiamo visto i temi proposti per il numero di Taste&More uscito in questi giorni, non abbiamo avuto dubbi e abbiamo deciso di preparare questo cibo da strada livornese. Oltre alla nostra ricetta, troverete altre ricette di questo tipo che ci portano in su e giù per l’Italia, come il crocché napoletano e le fritole veneziane. All’interno del magazine potrete poi trovare tante idee per Pasqua, dolci di ispirazione francese e tanto altro ancora. 


venerdì 4 aprile 2014

Polpette di miglio con salsa di acciughe ed anacardi


Quando si cucina per diletto spesso si sfornano piccoli orrori e si collezionano fallimenti. Dolci che assomigliano a delle frittate, gnocchi di patate con una consistenza improbabile e lievitati che stentano a gonfiarsi, sono solo gli ultimi disastri targati cucinaspontanea. La maggior parte delle volte la colpa è solamente delle cuoche provette, mentre in alcuni casi le ricette seguite non si rivelano affidabili (starbooks docet). Qualunque sia il motivo, non resta che riderci su e fare un ulteriore sforzo per reinventare il piatto, in modo da non buttare via niente. Dopo aver accumulato fallimenti, le persone normali ripiegherebbero su piatti di sicura riuscita, magari su di un dolce, magari al cioccolato (che è sempre una garanzia). Noi no, noi abbiamo riposto le nostre speranze di riscatto su delle polpette di miglio. Roba da matti: molti lo considerano magime per gli uccelli, noi lo utilizziamo per polpette vegetariane e pure gluten-free. L’assenza di glutine infatti, lo rende un alimento indicato per i celiaci o per chi soffre di altre intolleranze al glutine. Nonostante la mossa ardita di presentare queste palline di “becchime” ai nostri commensali, il riscatto c’è stato: sia le polpette, sia la salsa di accompagnamento sono state mangiate con gusto e fatte sparire velocemente.